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Maestrale

Le domus de janas

Le «case delle fate» sono tombe scavate nella roccia tra il Neolitico e l'età del Rame. In Sardegna se ne contano circa 3.500 e dal 2025 sono patrimonio UNESCO con un bene di diciotto componenti, undici dei quali nel Nord-Ovest.

Aggiornato il . Fonti ufficiali in nota e in fondo alla pagina.

Direzione da AlgheroNNEESESSOONO

Anghelu Ruju: 8,5 km verso Tramontana
Castelsardo: 52 km verso Grecale

Tombe scavate nella roccia calcarea, le domus de janas, con aperture ad arco

Che cosa sono

Le domus de janas sono tombe scavate a mano nella roccia: piccole stanze, spesso collegate tra loro, dove le comunità del Neolitico e dell'età del Rame seppellivano i propri morti. La Regione Sardegna le definisce «ipogei scavati nella roccia, grotte artificiali» e le data a partire dal IV millennio a.C.; l'UNESCO colloca la loro realizzazione tra il V e il III millennio a.C.

Definizione e date: SardegnaCultura e UNESCO 1730, consultati il 6 ottobre 2026.

Il nome in sardo vuol dire «case delle fate». Erano sepolture collettive: ad Anghelu Ruju, per esempio, le stesse tombe furono usate dal Neolitico fino all'età del Bronzo. Sono quindi molto più antiche dei nuraghi dell'età del Bronzo.

Ci sono tombe di una sola cella e tombe con più ambienti comunicanti. Alcune, scrive SardegnaCultura, «sono ornate con motivi architettonici e simbolici scolpiti o dipinti, come teste bovine, corna e spirali». Ad Anghelu Ruju le corna di toro scolpite su pareti e pilastri dovevano proteggere il sonno dei defunti.

Quante sono e dove si trovano

L'UNESCO parla di circa 3.500 ipogei distribuiti in tutta l'isola. Il comunicato della Regione Sardegna aggiunge che sono concentrate soprattutto nel centro-nord e che 210 sono decorate. SardegnaCultura, in una pagina meno recente, scriveva «oltre 3000» e indicava una prevalenza nel Nord-Ovest.

Il riconoscimento UNESCO del 2025

Nel 2025 il Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Parigi nella sua 47ª sessione, ha iscritto nella Lista il bene seriale «Funerary Tradition in the Prehistory of Sardinia – The domus de janas». Il Ministero degli Esteri ha dato la notizia il 12 luglio 2025. Il bene comprende diciotto siti in diverse zone dell'isola.

Iscrizione: UNESCO (anno 2025) e Farnesina (12 luglio 2025), consultati il 6 ottobre 2026.

Undici dei diciotto componenti sono nel nord-ovest, in provincia di Sassari (il Parco dei Petroglifi di Cheremule è diviso in due componenti), secondo gli elenchi dell'UNESCO e della Regione:

Sito UNESCOComune
Anghelu RujuAlghero
Puttu CodinuVillanova Monteleone
Monte Siseri (S'Incantu)Putifigari
Mesu 'e MontesOssi
Su Crucifissu MannuPorto Torres
Orto del Beneficio ParrocchialeSennori
Roccia dell'ElefanteCastelsardo
Parco dei PetroglifiCheremule
Sant'Andrea PriuBonorva
Sa Pala LargaBonorva

Gli altri sette sono nel centro e nel sud dell'isola: Sos Furrighesos (Anela), Ispiluncas (Sedilo), Mandras (Ardauli), Brodu (Oniferi), Istevene (Mamoiada), Pranu Mutteddu (Goni) e Montessu (Villaperuccio).

Quali visitare partendo da Alghero

Anghelu Ruju, a due passi dall'aeroporto

La necropoli di Anghelu Ruju è la scelta naturale: 38 tombe scavate nell'arenaria, scoperte nel 1903, con protomi taurine scolpite. SardegnaCultura la definisce la necropoli preistorica più grande e importante della Sardegna settentrionale. Ha un orario di apertura regolare e si abbina al villaggio di Palmavera nella stessa mattina.

La Roccia dell'Elefante, sulla strada per Castelsardo

Un masso di trachite color ruggine, staccatosi in antichità dal Monte Castellazzu, che ha davvero la sagoma di un elefante. Sta a bordo strada, a quattro chilometri da Castelsardo lungo la SS 134 in direzione Sedini, e contiene due domus de janas scavate a livelli diversi, probabilmente nel tardo Neolitico (3200-2800 a.C.), secondo SardegnaTurismo. Il nome originale è sa pedra pertunta, «la pietra forata».

Sant'Andrea Priu, per chi va nell'entroterra

A Bonorva, nel Meilogu, la necropoli di Sant'Andrea Priu ha una «Tomba del Capo» di 18 ambienti, poi riutilizzata come chiesa rupestre con affreschi bizantini, secondo il portale turistico nazionale italia.it. Sta sulla stessa direttrice del nuraghe Santu Antine: con l'auto le due visite entrano in una giornata.

Prima di andare

  • Le celle sono basse: alcune si visitano solo guardando dall'ingresso.
  • Gli orari dei siti custoditi cambiano con le stagioni. Li riportiamo nelle singole schede con la data in cui li abbiamo letti.

Domande frequenti

Cosa vuol dire domus de janas?

In sardo significa «case delle fate» (janas): è la traduzione che danno sia la Regione Sardegna sia l'UNESCO.

Quante domus de janas ci sono in Sardegna?

Circa 3.500 secondo l'UNESCO e la Regione Sardegna, che precisa che 210 sono decorate. Una pagina più vecchia di SardegnaCultura dice «oltre 3000»: le cifre sono stime e crescono con le nuove scoperte.

Quali domus de janas sono patrimonio UNESCO?

Un bene seriale di diciotto componenti iscritto nel 2025. Nel Nord-Ovest ci sono: Anghelu Ruju (Alghero), Puttu Codinu (Villanova Monteleone), Monte Siseri o S'Incantu (Putifigari), Mesu 'e Montes (Ossi), Su Crucifissu Mannu (Porto Torres), Orto del Beneficio Parrocchiale (Sennori), Roccia dell'Elefante (Castelsardo), Parco dei Petroglifi (Cheremule), Sant'Andrea Priu e Sa Pala Larga (Bonorva). Il Parco dei Petroglifi conta come due componenti.

Le domus de janas sono più antiche dei nuraghi?

Sì. Le più antiche risalgono al Neolitico (l'UNESCO indica il V-III millennio a.C.), mentre i nuraghi sono dell'età del Bronzo. Alcune furono riutilizzate a lungo, fino all'età del Bronzo.

Fonti